mercoledì, 31 maggio 2006

Poche ore dalla partenza.
La gatta mi succhia il gomito. Lo fa spesso, quando si abbandona alla fantasia di essere ancora una gattina neonata. Socchiude gli occhi e affonda gli artigli nel punto di maggior presa (in questo caso la mia coscia, ahio). Vuole essere certa che quel piacere labile e immaginario che è succhiare un gomito fingendo che sia una mammella non le sfugga per nessun motivo al mondo. Mi mancherai, Tathy. (Che nome del cazzo, lo so. Ma prendetevela con mia sorella, fissata con la Finlandia e i nomi finlandesi)

Poche ore e una valigia ancora disfatta. Il mio solito vizio di ridurmi all'ultimo minuto. E' un vizio che non mi toglierò mai, insieme a quello di lasciare il letto disfatto e di non muovere un passo fuori di casa senza mascara sugli occhi. Però la borsa è già pronta. Dentro ci sono le poesie di Raymond Carver, un riscoperto Italo Calvino, qualche libro universitario col quale ho condiviso il viaggio di andata, illudendomi che avrei usato i tempi morti per studiare, e che tornerà con me a Roma con le pagine ancora profumate di cellophane. E ovviamente l'I Pod. Con ovviamente le pile scariche. Così dedicherò gli ultimi minuti alla ricerca frenetica di un paio di pile stilo, infilerò con foga e alla rinfusa le ultime cianfrusaglie in valigia, dimenticherò lo spazzolino e qualche altra cosa vitale a casa, arriverò trafelata in stazione, corromperò il capotreno e finalmente riuscirò a salire.

martedì, 30 maggio 2006

Scorpacciata di film, in questo week end (prolungato) a casa dei miei. Così, giusto per passare il tempo, ed evitare di:
a) mangiare
b) torturare la gatta
c) attaccarmi al telefono
d) attaccarmi al messenger
e) rubare le sigarette di mia madre pur sapendo che verrò irrimediabilmente sgamata
f) contare i minuti che mi separano dal treno

E poi ne approfitto per visitare la categoria dei Film Già Visti Ma Assolutamente Da Rivedere [oramai ho messo da parte quella dei Film Da Vedere Solo Perché Fa Figo Averli Visti e quella dei Film Già Visti Senza Nemmeno Prendersi Il Fastidio Di Guardarli appartenenti alla classe dei Film Facilmente Intuibili da quando mi hanno provocato violenti disturbi psicoemotivi e cognitivi, senza contare quelli fisiologici e della personalità.], con Truffaut bell'e rispolverato davanti a tutti. Solo che, dopo essermi ingollata senza pudore Adele H., L'ultimo metro, La signora della porta accanto (ho volutamente evitato Jules et Jim) e la dolcerrima Colazione da Tiffany, ho sentito l'irrefrenabile esigenza di rifugiarmi nella categoria dei Film Che Da Tempo Hai In Programma Di Vedere E Che Sarebbe Ora Che Ti Decidessi A Farlo. Scorrendo la lista dei dvd disponibili al self service della nuova videoteca di quartiere (a due passi da casa, ma ci ho messo quarantacinque minuti per scovarla), è saltato fuori un titolo ammaliante. Good night, and good luck. Regia di George Clooney. Ricordo che avevo tutte le migliori intenzioni di andare a vederlo al cinema, l'anno scorso. Poi, come mi succede per il settanta per cento dei film che "con le migliori intenzioni voglio andare a vedere al cinema", non l'ho più fatto. Ma io e George stanotte abbiamo regolato i conti. Certo, ci sarà stata quella manciata di minuti in cui il sonno ha avuto la meglio, ma non è andata poi male. L'ho trovato anche tremendamente attuale, nonostante sia ambientato negli anni cinquanta e nonostante l'iniziale inquietudine del bianco e nero. E' la lotta contro il maccartismo in un'America ossessionata dal terrore del comunismo e, di conseguenza, contro la censura e a favore del diritto all'informazione. Dove sta l'attuale? Nel problema della comunicazione che, ahimé, proprio come succede oggi, deve sottostare alle dure regole della massa (che preferisce l'intrattenimento all'informazione) e dello sponsor (che preferisce i programmi con maggior pubblico).

Intanto stamane ho iniziato una delle attività più ardue e delicate e impervie e spinose e sfibranti e chi ha un vocabolario dei sinonimi e contrari più ne metta. La Prova Della Compressione degli Strumenti da Viaggio in un Unico Strumento, detta anche Preparazione della Valigia. A quest'ora (colpa anche dell'appetito imperante) inizio a dare segni di cedimento, ma qualcosa mi dice di resistere...

Sarà la voce di mia madre che mi chiede di accompagnarla nelle visite a parentiamiciconoscenti?

 

lunedì, 08 maggio 2006
author: Semra @ 17:51
category: quotidianità non-sense, fun-cazzismo, cronache dalla terra
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Oggi è caduto il post-it che regolava la mia vita. Incollato sul lato sinistro del mio comodino, tra Pioveva la sua vita davanti ai suoi occhi, spettacolo quieto e l’altro mio diletto, Ed ogni parola sul mondo diventava bugia. Era la prima cosa che guardavo ogni mattina, appena sveglia. Cioè quando la guerra con l’odiata luce del sole si era già conclusa con la mia solita sconfitta. Aprivo gli occhi, lanciavo un paio di bestemmie sotto voce al manutentore che non ha mai riparato la serranda rotta della mia finestra, e lui era già là, placido, giallo e rassicurante. Sotto la ragnatela di ciglia e caccole e sogni dimezzati lui c’era.

 

C’E’ TEMPO.

 

Questo mi diceva. C’è tempo. Così: risoluto e immobile come una verità cosmica. C’è tempo.

E io gli credevo, oh, eccome se gli credevo! Mandavo al diavolo tutto, la serranda, la luce, il manutentore, le lenzuola accartocciate intorno alle gambe, la pila di libri in attesa sulla scrivania, le pulizie, il mondo, l’università, i sogni di gloria, la colazione, Raymond Carver, la fame, la sete, l’uomo pensante sulla scrivania, accanto alla pila di libri in attesa, gli impegni, il telefono, le promesse, tutto. Tutto. C’è tempo. A caratteri cubitali: C’E’ TEMPO. E mi riaddormentavo, placida e rassicurata (ma non gialla).

 

Stamattina, l’orrore. Non c’era: ho aperto gli occhi, ho lanciato le solite bestemmie al manutentore che non ha mai riparato la serranda rotta della mia finestra, e lui non era là, placido, giallo e rassicuratore come ogni mattina, incollato sul lato sinistro del mio comodino, tra Pioveva la sua vita davanti ai suoi occhi, spettacolo quieto e l’altro mio diletto, Ed ogni parola sul mondo diventava bugia. Stava piuttosto in un angolo buio sotto il mio letto, tra un pezzetto di cracker integrale e un fiocco di polvere grigio-bianco. Solo, incerto, malinconico. Sì, si è reso conto della grossa cazzata di cui è stato testimonial per giorni e giorni. Non ha sopportato l’umiliazione o il senso di colpa, e si è suicidato. Fine, stop, basta con le stronzate. NON C’E’ TEMPO. Questa è la verità.

 

Così ho mandato al diavolo tutto, la serranda, la luce, il manutentore, le lenzuola accartocciate intorno alle gambe, la pila di libri in attesa sulla scrivania, le pulizie, il mondo, l’università, i sogni di gloria, la colazione, Raymond Carver, la fame, la sete, l’uomo pensante sulla scrivania, accanto alla pila di libri in attesa, gli impegni, il telefono, le promesse, e anche lui, il post-it traditore. E poi, sì, diavolo di un post-it, mi sono riaddormentata.