category: quotidianità non-sense, fun-cazzismo, escursioni mentali, cronache dalla terra
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Poche ore dalla partenza.
La gatta mi succhia il gomito. Lo fa spesso, quando si abbandona alla fantasia di essere ancora una gattina neonata. Socchiude gli occhi e affonda gli artigli nel punto di maggior presa (in questo caso la mia coscia, ahio). Vuole essere certa che quel piacere labile e immaginario che è succhiare un gomito fingendo che sia una mammella non le sfugga per nessun motivo al mondo. Mi mancherai, Tathy. (Che nome del cazzo, lo so. Ma prendetevela con mia sorella, fissata con la Finlandia e i nomi finlandesi)
Poche ore e una valigia ancora disfatta. Il mio solito vizio di ridurmi all'ultimo minuto. E' un vizio che non mi toglierò mai, insieme a quello di lasciare il letto disfatto e di non muovere un passo fuori di casa senza mascara sugli occhi. Però la borsa è già pronta. Dentro ci sono le poesie di Raymond Carver, un riscoperto Italo Calvino, qualche libro universitario col quale ho condiviso il viaggio di andata, illudendomi che avrei usato i tempi morti per studiare, e che tornerà con me a Roma con le pagine ancora profumate di cellophane. E ovviamente l'I Pod. Con ovviamente le pile scariche. Così dedicherò gli ultimi minuti alla ricerca frenetica di un paio di pile stilo, infilerò con foga e alla rinfusa le ultime cianfrusaglie in valigia, dimenticherò lo spazzolino e qualche altra cosa vitale a casa, arriverò trafelata in stazione, corromperò il capotreno e finalmente riuscirò a salire.











