category: fun-cazzismo, cronache dalla terra
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Caldo. Afa. Caldo.
Roma, quest’afa mi porterà a odiarti, lo so. Riesce a penetrare ovunque, dallo stretto spiraglio della finestra, oltre la tenda rossa, attraverso i muri, attraverso gli odori, attraverso la mia pelle, per arrivare al cervello. Me lo squaglia, come una lampadina puntata su un pezzetto di cioccolato al latte, e poi lo lascia evaporare. Mi si appiccica ai vestiti, me li bagna, me li inzuppa, me li insozza. Se mi spoglio, mi si appiccica ai peli, ai capelli, al più piccolo lembo della mia pelle stremata. Mi imperla di sudore i lati del naso, mi inumidisce gli angoli degli occhi, mi secca la gola. Le dita appiccicose, sfoglio pagine pigre, picchietto lenta sulla tastiera.
Roma, quest’afa mi porterà a ignorarti, e poi a dimenticarti. L’umidità bollente che mi avviluppa le cosce mi toglie ogni desiderio. Non ho voglia di incontrare nessuno in nessun caffè di nessuna piazza. Nemmeno te, Maurizio, fratello e amico e poi non so, nemmeno te, ho voglia di vedere, con questo caldo. Non ho voglia di vedere Cartier Bresson al Palazzo Braschi, per quanto, caro Cartier, io sogni la notte di essere là, nel tuo eterno carpe diem fatto di pietre vitali, ombre luminose e facce intente. Non ho voglia di mettermi le scarpe comode e misurare il rione a grandi passi, sampietrino per sampietrino, alla ricerca di un angolo nuovo a cui dare un nome. Nemmeno ho voglia di mettermi a dormire, e rigirarmi ogni minuto alla ricerca di una zona fresca del mio letto, e tantomeno di dividere le lenzuola zuppe con qualcuno, che poi si sa, due corpi attirano più calore di uno. Certamente non ho voglia di incitare un’Italia che mi piace solo quando calcia la palla, e di sentirmi in dovere di preoccuparmi per loro, poveri giocatori miliardari e sotto stress, portatori del drappo tricolore e delle nostre speranze di tifosi patriottici. Ho voglia invece di aspettare la sera, quando il fuoco che bolle al di fuori dei vetri della mia stanza si sarà stancato di farmi la posta e avrà deciso di lasciare il mio intelletto libero di esprimersi e il mio corpo libero di respirare senza emanare odori bizzarri. Stasera cercherò ristoro in qualche gelateria gelata per poi farmi sussurrare all’orecchio parole dolci di jazz. Forse Villa Celimontana, o forse Javier Girotto, se riesco a scoprire dove si nasconde…












