mercoledì, 23 agosto 2006
author: Semra @ 10:01
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Si sarà già intuito: ho anticipato la mia fuga.
Ho fatto 3500 km su e giù per l'Italia, mi sono fermata in Trentino, in Veneto, nelle Marche, nell'Emilia Romagna (oh, Ferrara!), nel Lazio (sgrunt), in Campania, in Puglia. L'ordine non è questo, ma fa lo stesso. Adesso sono nel mezzo, in attesa di volare in Sicilia.
Stanca abbastanza da desiderare di essere già lì.

Purtroppo questa è una connessione wireless di fortuna, per cui non potrò dilungarmi. Ma sarò di ritorno agli inizi di settembre, forse un po' bruciacchiata, ma pronta a prendere l'autunno di petto.

A tutti estendo il mio augurio di una splendida fine dell'estate.

venerdì, 11 agosto 2006
author: Semra @ 02:28
category: la chiamano poesia, special post
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Rossa Signorina d'Inverno

Di Giuseppe Iannozzi

Bio Iannozzi lit-blog


Come sempre m’avevi promesso
che m’avresti consolato
con un po’ di magro sesso
perché l’amore proprio no,
non potevi darmelo così presto
E io mi dannavo per la rosa
rossa fra le tue gambe nascosta,
inaccessibile più delle chiese
quando sull’altare cade il Figlio,
quello prediletto e ucciso da Dio
 
Mi hai lasciato nel momento estremo:
si canta la frustrazione la rivoluzione
Ma non va avanti niente, solo gl’affanni
di quegl’uomini un po’ brilli e stanchi
che più non sanno da che parte stare
se l’ira del Palazzo d’Inverno continuare
a sfidare
 
Alla stazione i treni son tutti vuoti
Agli arrivi sono in tanti, aspettano
sgranando gl’occhi per una visione
che li porti in salvo (per una visione)
Alla stazione tanti coi cappotti tirati alti:
gridano parole di dimenticati santoni,
sgranano un’avemaria e chiudono gl’occhi
al fumo che li acceca (che li acceca)
e tutto gli fa veder rosso (per maledizione)
 
Mi hai lasciato e m’avevi promesso
che non sarebbe più successo nell’immediato
Così adesso mi tocca trascinarmi
in mezzo alla folla al fumo alle parole
in cerca di te, in cerca d’una come te
coi capelli rossi d’inferno e paradiso
pria che sia il crollo del Palazzo d’Inverno

 

Audrey Hollander

 

Su Un Tappeto Di More

A Giuseppe
per il nostro rosso d'inverno,
di Follia, di capelli e di ciliegie.


La nostra visione: così

ci siam persi in un viavai

di silenzi senza sguardi,

di anniversari vuoti e impolverati

di lettere a cui non ho mai risposto

e libri amati che non ho mai letto.

 

Una stazione sporca di vino,

di puttane e gente morta

che si finge in vita

per il gusto di ammazzare

il silenzio e berciare

le proprie pene al mondo.

 

Il rosso dell’inferno: ecco

la nostra visione.

Col fumo negl’occhi

vagavamo illudendoci

di poterci bastare

di poter durare

fino alla prossima stagione

col fumo negl’occhi

e un po’ di caldo per dormire

fino alla prossima rivoluzione.

 

Ma ho smesso di cercare.

Cos’è rosso? Questo il limite.

La mia risata, e questo pugno

di nuvole severe

e la superficie della pietra.

Potrei credermi viva

per sentirmi morire piano.

Ma adesso ho solo voglia

di ciliegie rosse

da mangiare baciandoti, amore

riversa su un tappeto di more.


lunedì, 07 agosto 2006
author: Semra @ 12:29
category: spettegolezzi, fun-cazzismo, escursioni mentali, cronache dalla terra
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C’è uno strano postulato nel Sacro Libro delle Leggi Naturali - precisamente alla voce “Delusioni Amorose” - che apre un divario invalicabile fra il genere maschile e quello femminile. Certo, bisognerebbe prima esplorare il capitolo “Ragioni del due di picche” (ci sarà un motivo, se t’ha mollato/a), e quindi andare direttamente a constatare la natura del rapporto: frequenza delle cenette romantiche, qualità delle prestazioni sessuali, colore della biancheria intima, livello di attaccamento ai maroni (questi, grosso modo, i punti fondamentali da esaminare).

 

Ma voglio occuparmi questa volta delle conseguenze dell’abbandono – non dell’amore, come il bel film di Paolo Sorrentino.

 

Questa settimana ho scoperto che le reazioni degli uomini alla parola FINE sono assai diverse da quelle delle donne, un po’ come le abitudini alimentari di Galeazzi sono diverse da quelle di Flavia Vento.

 

E’ una chiara dimensione dei tempi moderni (o post-moderni?): gli uomini non sono incapaci di voltare pagina, di capire quando il Big Ben ha detto stop, aria, adiòs, di prendere il largo, di smollare le chiappe.

 

Insomma, di farsene una santa ragione.

 

Cerchiamo di analizzare lucidamente la situazione.

Quando una donna viene mollata, la sua disperazione si concretizza in:

 

a) fiondarsi a casa dell’amica del cuore, magari irrompendo nella serata romantica più importante della sua vita con annessa richiesta di matrimonio, per raccontarle per filo e per segno come quel pezzo di merda ha osato sfruttarla;

b) trascorrere dalle 30 alle 35 ore filate sul divano, per riguardare tutte le registrazioni dei trentacinque anni di Beautiful e ingurgitare gelato variegato al tiramisù con granella di nocciola e pezzetti di cioccolato fondente;

c) abbonarsi a 12 mesi di palestra, per smaltire il gelato al tiramisù e magari ottenere il numero del fisioterapista.

 

E viene definitivamente superata grazie a:

 

d) l’amica del cuore, ormai felicemente fidanzata e prossima alle nozze, che le regala un fantastico week end di shopping sfrenato in centro;

e) il fisioterapista, che si rivela anche un ottimo massaggiatore;

d) un fantastico paio di sandali nuovi con la zeppa da fare invidia a Luxuria.

e) e, meraviglia delle meraviglie, un fantastico paio di mutande nuove, col pizzo violetto in stile retrò, la bordatura zebrata e la nuova forma anatomica “contieni chiappe”.

 

Passiamo all’uomo, che quando viene cannato:

 

a) trascorre notti intere di veglia solitaria, passeggiando per le strade deserte, interrogandosi sul senso della propria dolorosa esistenza e sul perché della crudeltà umana;

b) si fionda a casa di tutti gli amici/amiche/conoscenti/parenti per raccontare gli sviluppi della sua storia con lei: dal momento in cui per la prima volta il suo sguardo incrociò le mutandine sotto la minigonna (per sbaglio, ovviamente, stavo raccogliendo la forchetta…), alla serata in cui lei gli chiese un po’ di tempo per pensare (e certamente si sarà dimenticata di avvisarmi che ha finito), senza tralasciare i dettagli relativi all’intesa sessuale (non capisco, mi diceva sempre che adorava il mio clarinetto (vedi nota canzone di Renzo Arbore).

c) non tralascia, ovviamente, le improvvisate a casa/università/ufficio/mensa/casadeigenitori/asilonidodelfratello di Lei, giusto per ricordarle che non può finire tutto così, siamo fatti l’uno per l’altra e poi che ti ho fatto di male? (Quest’ultima, poi, è una costante);

d) massacra tutti i contatti della lista Messenger, per completare l’opera di autocommiserazione con conversazioni del tipo:

 

- Non capisco, l’ho trattata come una regina, non le ho fatto mancare niente, e adesso mi viene a dire che vuole riflettere!

- Beh, capitano momenti di confusione mentale, a volte (me la immagino, come starà riflettendo, poerella…)

- Ma io non le impedisco di prendersi del tempo per capirsi: le ho anche detto che sono disposto a starle vicino, e che supereremo questa sua crisi insieme.

- E lei?

- Dice che vuole stare da sola e che non ci sarà possibilità di ripresa per noi

- Mi sembra sia stata abbastanza chiara (più chiara di così, ci manca che ti appiccica in fronte l’etichetta di stronzo patetico)

- Ma quando stavamo assieme diceva che per lei ero un angelo, un dono del cielo…

- Le cose cambiano… (ma perché, perché proprio io, porcaccia la miseriaccia??)

- Non può essere: non le ho fatto nessuna cattiveria, mi sono comportato benissimo

- Magari si accorgerà dell’errore e tornerà. Un giorno. (ma anche no.)

- Quando la chiamo non risponde, quando la aspetto sotto casa mi caccia in malo modo e scappa via.

- Ehmm… non saranno dei segnali? (ma no, di sicuro vuole dirti che non può fare a meno di te)

- Le ho anche regalato un anello di brillanti per farla tornare da me

- L’ha accettato? (E’ incredibile come gli uomini siano disposti a spendere un patrimonio solo nei casi irrecuperabili!)

- Certo. Solo che poi aveva un’appuntamento dall’estetista, per cui non ha potuto accettare l’invito a cena.

- Eh già, questi estetisti: danno gli appuntamenti sempre nei giorni sbagliati… (dovrei prendere lezioni da ‘sta tizia)

- Ma non me ne faccio una ragione. Ho la coscienza a posto, io…non le ho fatto mai una cattiveria!

- Ehm… (aridaje!) Cerca di distrarti. Non so, gioca a calcetto, svuota il freezer. Fai la dichiarazione dei redditi

- Non ce la faccio non ce la faccio. Sono un uomo distrutto.

- …

- Ce lo dicevano tutti, che eravamo una coppia perfetta!

- …

- Pure mia madre ce lo diceva.

- …

- Dai, cosa mi consigli?

- Eeeh???

 

Tristezza.

 

Uomini moderni dei tempi moderni.

 

Ma la soluzione sta in un paio di mutande nuove: è così difficile da capire?

 

 

 

Is this the real life
Is this just fantasy
Caught in a landslide
No escape from reality

 

martedì, 01 agosto 2006
author: Semra @ 10:03
category: quotidianità non-sense
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Che poi, oltre a essere una canzone di Battiato, è anche il giusto titolo per questo post.

 

Mi è capitata una cosa abbastanza spiacevole. Il mio pc è impazzito. E non è una metafora: è impazzito davvero. Prima ha deciso di non avviarsi più e di farmi salire la pressione arteriosa a livelli inumani, poi ha fatto una cosa stranissima. Una volta reinstallato il WinXP, ha conservato tutti i file vecchi TRANNE quelli che mi servivano davvero. Che sono un bel pacco di roba: articoli e documenti vari, foto, video e tutto. Spariti, ingoiati nel buco nero del mio sconcerto. Adesso, mentre scrivo dal mio vecchio e fedele pc fisso, sto installando ogni sorta di programma di salvataggio dati. Ma sono scettica, e non credo che tornerà sui suoi passi.

Per cui, non so che fine farò nei prossimi giorni. Se ignorerò il tragico affronto e accetterò coraggiosamente di accendere il mio computer per trovarlo sgombro, o se il colpo sarà talmente gobbo da sfiduciarmi totalmente in qualsiasi prodotto dell’ingegneria informatica. Se avrò la forza emotiva per ricominciare, o se mi rifugerò in un luogo vergine non ancora sfiorato dal maledetto chip.

A giorni il responso…