E’ tutto già così difficile.
Voglio dire, l’università, con le lezioni che mi si accavallano e mi buttano giù dal letto alle sette di mattina, e le corse fino alla metropolitana, la gente scortese che mi spintona, il caldo, i pranzi da inventare, le facce, tante, troppe da guardare ogni giorno, e mille cose a cui pensare, la casa da tenere in ordine, il lavoro, la spesa che mi manda in bolletta, gli appunti da riordinare, gli articoli da inviare e roba del genere.
Non ti ci mettere anche tu, con la tua irascibilità così imprevedibile e così banale, che ogni scusa è buona per farti saltare i nervi e farmi sentire un imbecille insensibile e ottusa.
E neanche tu, che quando si tratta di criticare sei la migliore, che quando c’è un problema non sei capace di parlarne da persona civile ma solo di sbraitare, che ti inalberi se qualcuno non butta la spazzatura ma non ti sembra di mancarmi di rispetto quando mi chiudi fuori dalla mia stanza per scopare col tuo ragazzo.
E tu, sì, tu che hai urlato la nostra grande amicizia ai quattro venti, ma sembra che andandomene a vivere lontano ti abbia fatto un affronto, e se ti faccio un regalo storci la bocca se non è una borsa Dior.
E’ tutto già troppo complicato, per me.
Non rendermi le cose più difficili anche tu, perché in te avevo riposto ogni speranza, perché tu saresti stata perfetta, per chiacchierare, andare al cinema, piangere, leggere, sfogarsi. E invece. Anche tu mi sfuggi tra le dita, come ogni cosa che nella vita mi appare forte e chiara e poi si affievolisce, man mano, inesorabile.
E’ tutto così triste.
Persino tu che mi hai portato un po’ di gioia adesso mi porgi il conto da pagare, ma io non so come, sono al verde e lo sai, non posso, non posso, lo sai. No che non lo sai, così sono costretta ad incollarmi sul petto l’etichetta di “stronza”, ancora una volta, e allontanarmi col vuoto dentro, e i sensi di colpa fino alla morte.
Di te inutile parlarne. Lo hai deciso dal primo istante che dovevo starti sulle palle e che con me non avresti avuto nulla da spartire. E così hai fatto, bene. Non mi hai dato possibilità, mi hai messo una croce sopra dall’inizio, e adesso che cazzo vuoi? La mia compassione no di certo.
E’ tutto triste, difficile, assurdo. E voi non migliorate certo la situazione, no, anzi, vi rosicchiate tutto ciò che di me vi riesce di rosicchiare: ossa, carne e tutto il resto. Non ho neanche la forza di dirvi che un giorno le cose cambieranno, che sarò io la più forte, che sarò io a rosicchiarvi. Non ho neanche la forza di pensarlo, in realtà. O forse non ne ho il coraggio.
Vi ho già detto che è tutto già così difficile? Beh, ad ogni modo vaffanculo. A tutti.












