giovedì, 12 ottobre 2006
author: Semra @ 20:29
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E’ tutto già così difficile.

 

Voglio dire, l’università, con le lezioni che mi si accavallano e mi buttano giù dal letto alle sette di mattina, e le corse fino alla metropolitana, la gente scortese che mi spintona, il caldo, i pranzi da inventare, le facce, tante, troppe da guardare ogni giorno, e mille cose a cui pensare, la casa da tenere in ordine, il lavoro, la spesa che mi manda in bolletta, gli appunti da riordinare, gli articoli da inviare e roba del genere.

 

Non ti ci mettere anche tu, con la tua irascibilità così imprevedibile e così banale, che ogni scusa è buona per farti saltare i nervi e farmi sentire un imbecille insensibile e ottusa.

 

E neanche tu, che quando si tratta di criticare sei la migliore, che quando c’è un problema non sei capace di parlarne da persona civile ma solo di sbraitare, che ti inalberi se qualcuno non butta la spazzatura ma non ti sembra di mancarmi di rispetto quando mi chiudi fuori dalla mia stanza per scopare col tuo ragazzo.

 

E tu, sì, tu che hai urlato la nostra grande amicizia ai quattro venti, ma sembra che andandomene a vivere lontano ti abbia fatto un affronto, e se ti faccio un regalo storci la bocca se non è una borsa Dior.

 

E’ tutto già troppo complicato, per me.

 

Non rendermi le cose più difficili anche tu, perché in te avevo riposto ogni speranza, perché tu saresti stata perfetta, per chiacchierare, andare al cinema, piangere, leggere, sfogarsi. E invece. Anche tu mi sfuggi tra le dita, come ogni cosa che nella vita mi appare forte e chiara e poi si affievolisce, man mano, inesorabile.

 

E’ tutto così triste.

 

Persino tu che mi hai portato un po’ di gioia adesso mi porgi il conto da pagare, ma io non so come, sono al verde e lo sai, non posso, non posso, lo sai. No che non lo sai, così sono costretta ad incollarmi sul petto l’etichetta di “stronza”, ancora una volta, e allontanarmi col vuoto dentro, e i sensi di colpa fino alla morte.

 

Di te inutile parlarne. Lo hai deciso dal primo istante che dovevo starti sulle palle e che con me non avresti avuto nulla da spartire. E così hai fatto, bene. Non mi hai dato possibilità, mi hai messo una croce sopra dall’inizio, e adesso che cazzo vuoi? La mia compassione no di certo.

 

E’ tutto triste, difficile, assurdo. E voi non migliorate certo la situazione, no, anzi, vi rosicchiate tutto ciò che di me vi riesce di rosicchiare: ossa, carne e tutto il resto. Non ho neanche la forza di dirvi che un giorno le cose cambieranno, che sarò io la più forte, che sarò io a rosicchiarvi. Non ho neanche la forza di pensarlo, in realtà. O forse non ne ho il coraggio.

Vi ho già detto che è tutto già così difficile? Beh, ad ogni modo vaffanculo. A tutti.

mercoledì, 11 ottobre 2006
author: Semra @ 15:47
category: quotidianità non-sense, escursioni mentali, cronache dalla terra
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Ronzio di processori in sottofondo. Hanno creato una piazza telematica per l’università. Figo, peccato si trovi in un bunker sotterraneo & isolato e che per arrivarci debba prendere la metropolitana e farmi un tratto a piedi sotto sole/pioggia/neve/uragani.

Ho iniziato i corsi, e per questo sarò meno presente on line. La buona notizia è che ho cominciato la dura vita universitaria con slancio energico e creativo. La brutta è che solitamente la durata media di questi slanci è di circa una settimana e mezzo. Staremo a vedere.

Per ora mi godo questa pazzia del rettorato: 198 postazioni multimediali di ultima generazione, area cablata in rete LAN, locale climatizzato, pareti blu, bianche e arancioni, sedie ergonomiche in regola con la normativa vigente. E, dulcis in fundo, tanti e tanti bei studenti del DAMS, biondi occhiali da sole e aria da Sono-nato-per-vincere-ma-nessuno-lo-capirà-mai-perché-sono-un-artista, il che mi inibisce dall’accamparmi proprio qui fuori per usufruire della connessione aggratis nell’orario consentitomi, cioè dalle 09.00 alle 19.00, per non rischiare un contagio irreversibile di Damsite. Peccato, mi sarei accampata ben volentieri, su una di queste graziose scrivanie di compensato chiaro, immersa in un’aria inspiegabilmente (dato che abbiamo aperto tutte le uscite di emergenza) pesante, tra laureandi DAMS in maglietta aderente e rigorosamente a strisce. Questa delle strisce, poi, è da capire. Per quale oscura ragione l’80% degli iscritti al DAMS indossa bizzarre magliette a strisce bianche e rosse, o bianche e blu, in stile marinaresco, e porta capelli tinti di biondo e lunghi fino a oltre l’orecchio, in stile Ken? E’ mio compito tentare di dare una risposta a questa annosa questione, almeno fino a che non avrò trovato un impiego più costruttivo. Brr: intanto rabbrividisco.

 

Ho tra le mani un nuovo quotidiano: E Polis. Ovviamente quello di Roma (la pubblicità però promette: ovunque nel mondo). Non ho ancora ben capito se si tratti di free press, o se tra poche settimane sarà in edicola con tutti gli altri. Per ora, comunque, ne vengono diffuse 200.000 copie al giorno in tutta la città, gratis. Il che già sarebbe un punto in suo favore - ma dipende, comunque. Prima pagina senza editoriale, con il titolo d’apertura che campeggia tutto solo: “Stuprata in piazza Navona. E’ il terzo caso, la città trema”, e che però rimanda a pagina 24. Sfoglio le pagine grigie, ma mi fermo prima, a pagina 9, dove leggo un’interessante intervista a Giorgio Faletti. Scopro che ha scritto un nuovo libro, e che per due anni ha dovuto compiere ricerche in Arizona, a Flagstaff, dov’è ambientata la storia. Fuori da un evidente destino, infatti, è un altro thriller, a quanto pare vietato, costruito attorno alla personalità affascinante di un Navajo e al ruvido Far West, proprio quello di Tex Willer e di Sam Peckinpah. Non ho tempo di fermarmi a pensare che il tema centrale - la ricerca della propria personalità - può sembrare alquanto banale per uno che con i tre milioni di copie di Io Uccido ha fatto un esordio da leone, perché le mie riflessioni cadono altrove. Precisamente su un dubbio, un interrogativo ancora più angosciante di quello sullo stile deprecabile degli studenti DAMS. E cioè: come vive uno scrittore che per due anni si ritira in Arizona per studi, sopralluoghi e preparazioni sul suo capolavoro? Campa sui successi dei precedenti best seller, mi risponderete voi. Vero, nel caso di Faletti. Ma se lo scrittore in questione fosse in realtà un aspirante scrittore? Dovrebbe appartenere all’alta borghesia o alla media aristocrazia, o perlomeno essere sotto la protezione di un qualche straricco mecenate. E da qui la dolorosa presa di coscienza. Gli aspiranti scrittori poveri in canna possono solo immaginare l’Arizona, consumare pasti frugali e risparmiare sull’energia elettrica usando candela, penna e calamaio. Almeno finché non verranno erogati finanziamenti a fondo perduto per romanzieri in cerca di fortuna…

Un'evidente destino. Ci siamo dentro fino al collo.

sabato, 07 ottobre 2006
author: Semra @ 13:58
category: escursioni mentali, vibrazioni musicali
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Una bella conversazione sui libri, sull'amore per i libri, sulle possibilità di coltivare l'amore per i libri, sui mastri d'ascia che conservano la Divina Commedia illustrata dal Doré quasi fosse una rara reliquia. Qui.

Stamattina mi sono svegliata con Live at House of Blues, di Norah Jones. Ho un tesoro di papà, e non è poco...

 

The sun just slipped its note below my door
And I can't hide beneath my sheets
I've read the words before so now I know
The time has come again for me

And I'm feelin' the same way all over again
Feelin' the same way all over again
Singin' the same lines all over again
No matter how much I pretend

venerdì, 06 ottobre 2006

Aria viziata. Portatile rotto. L’Espresso terminato, in edicola.

Anche Clemente Mastella si è rotto i coglioni.

E gli stilisti, loro sì che ne fanno di tutti i colori, ovviamente solo per provocare: in passerella si va dalla modella totalmente nuda (per valorizzare un cappello, che vi credete), a quella di 180 kg (per rispondere alle proteste sull’eccessiva magrezza nel mondo della moda).

 

Bottiglie vuote di vino rosso in fila sul tavolo. Dovrei rifare il letto.

Secondo il The Sunday Telegraph il botox può causare dipendenza. Si può avere un incontrollabile bisogno di spianarsi le rughe? Sì, secondo me sì. E un’overdose da “spianarughe”? Bisognerebbe indagare, ed eventualmente estendere la legge Bossi-Fini anche a questa micidiale tossina paralizzante. Ma a questo punto mi aspetto che comincino a limitare anche l’uso della Playstation, dell’I-Pod, dei blog, dei That’s Amore Findus, delle fotocamere digitali, dei biglietti dell’autobus, degli abbonamenti allo stadio, delle frangette alla Cleopatra, del tiramisù, del Cosmopolitan, dei giocatori di calcio nelle pubblicità, dei corsi di lingua interattivi, dei locali di danza del ventre.

 

Ho tagliato i capelli. Ma poco, pochissimo, così poco che temo di aver buttato i soldi, un’altra volta.

 

Un sacco di film da vedere. Thank you for smoking. Black Dahlia. Profumo. Ma soprattutto Palazzo Yacoubian, che in Italia (ancora?) non è stato distribuito. Non perché è un ulteriore sdoganamento dell’omosessualità, e per questo, dicono, sta mettendo in subbuglio l’Egitto, anzi no, lo sta scioccando. Non è solo quello. C’è anche la miseria in cui è precipitato il Cairo, la corruzione dilagante di uno Stato che è come una mafia. E la rabbia dei più deboli, spinti verso il radicalismo religioso e il terrorismo. E’ per quello che voglio Palazzo Yacoubian: perché l’Egitto è solo una scusa, e in realtà ci siamo tutti dentro.

Intanto leggo su La Repubblica: Beyoncé stravince: il fondoschiena più bello è il suo. la popstar texana, 25 anni, ha scalzato Jennifer Lopez, finita addirittura ottava.”  Tsk, che schiappa.

 

Ieri sera sono entrata in una pizzeria che profumava di detersivo per pavimenti. Violetta d’estate, credo fosse la fragranza. Capisco che può essere piacevole constatare la diligenza nella pulizia di un locale pubblico, ma una pizzeria che profuma di detersivo alla violetta e non di pizza, o perlomeno di crosta bruciacchiata, è come l’uva senza semi, o gli auguri fatti al telefono, o il WC con lo sciacquone automatico.

Ok, ok, so di non essere il massimo nei paragoni, ma avete capito, no?

 

botox

domenica, 01 ottobre 2006
author: Semra @ 23:05
category: quotidianità non-sense, fun-cazzismo, escursioni mentali
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E’ che non riesco a prendere nulla con leggerezza. E’ che niente mi riesce semplice, da un po’ di tempo a questa parte. E’ che quando qualcosa mi riesce semplice la attribuisco al famigerato Fattore C che Prodi – dicono – possiede in abbondanza.

Ma è anche che io, sì, adoro essere fortunata in amore, ma un po’ di sano e orgoglioso (Culo) non mi farebbe male, ogni tanto. Giusto ogni tanto, per carità. Ma non perdiamoci, dunque, dicevo. La leggerezza.

Non è che disprezzi coloro che la vita la prendono come viene, e le giornate possono essere grigie, azzurre, col sole o con la pioggia, e a loro va bene uguale, ma io sono abituata a vedere il bicchiere tutto pieno o tutto vuoto. Le mezze misure mi vanno di traverso. E sarà che questo è decisamente un periodo di “mezzo”, di quelli tiepidi e color pastello, con le famose Cose Belle e le altrettanto famigerate Cose Brutte, così insostenibilmente mischiate e intrecciate che è quasi impossibile slegarle. Ma insomma, ho la nausea. Fino al cervello. Ho la nausea di questo continuo altalenare, di questi indecifrabili stati d’animo, di queste indecisioni imbarazzanti.

Comunque.

Sono tornata.

E quel che è peggio: sono tornata carica di buoni propositi.

Settembre per me è tempo di migrare, con la fantasia, lontano lontano, nel tempo e nello spazio.

Così ad ottobre, quando i voli pindarici mi scaraventano sulle mattonelle scrostate del mio appartamentino studentesco, sono già inevitabilmente depressa.

A parte le Cose Belle, ovviamente, che non sto qua ad elencare perché sono abbastanza scaltra da aver intuito che non si tratta di materia da blog. Oh, no.

 

Però, quasi quasi ve lo dico.

 

Ho fatto un’incursione-sorpresa a casa dei miei, dopo cinque ore di treno, un’ora e mezza di attesa della coincidenza (coincidenza???) e un’altra ora buona di viaggio.

Ho regalato a mio padre l’ultimo cd di quel diavolo di un Gilmour, che ovviamente lui aveva già da un pezzo masterizzato, ma fa nulla.

Ho fatto finta di ascoltare mia mamma che si preoccupava di quanto “sono sciupata”.

Ho inventato nuovi esercizi di training autogeno, mentre scoprivo che mia sorella ha trasformato uno dei miei top preferiti, nemmeno tre mesi di vita, in una gonna in stile retrò (!!!).

Ho sopportato gli sfottò di mio fratello sulla pizza ai pomodorini, niente a che vedere con la sua prosciutto e funghi. Ma perché, poi?

E, alla fine, non ho resistito. L’ho letto e l’ho fatto anch’io. Il test del cervello rosa. Tu scegli tra le immagini, e lui ti disegna il tuo profilo.

Con risultati sorprendenti! Talmente sorprendenti che da bella copiona ve li propongo qui di seguito. Mi ha detto:

 

You’re a girl. (E fin qua…)

You're twenty-something. (Ok.)

When it comes to politics, you're liberal. (Ok.)

You attended college. (Ok. Sgrunt.)

You'd prefer having a boyfriend. (Non ci sono dubbi.)

You'd choose boxers. (No comment...)

You exercise regularly. (Maddeché!)

You're a night person. (Bravo, ma non era difficile, su.)

Your desk is a complete mess right now. (Comincio ad avere paura.)

You're not very religious (Chissà perché, tutti pensano il contrario.)

You're the kind of person who thinks first and acts later. (Di solito non riesco a fare né l’una né l’altra cosa)

You feel drained by meeting lots of new people. (K.O. Abbandono il campo)

 

E mentre leggo Dave Eggers, che tra l’altro, devo dire per amor di cronaca, visto dal vivo è proprio un gran figo, penso che se mi iniettassi solo un grammo della sua leggerezza, le ore scorrerebbero senza fare troppo baccano.