venerdì, 30 marzo 2007

Mi agitano le giornate senza perché. Specialmente quando mi rendo conto di aver sterminato nel giro di otto minuti e trentasette secondi una parte considerevole dei miei macchinosi – e forse pure geniali – progetti.

 La mia Non Casa è vuota. Il giramondo è in giro per il mondo, appunto. Il fratellino è in giro per la città a trastullarsi con la Giramondo Car. La bibliofila (e non solo) si gode il weekend col fumettofilo. La Super Terriball Phlow è partita per nuove mirabolanti avventure.

Io scrivo con la velocità di una balena drogata. Cosa si prova a dormire quattro ore e mezza in tre giorni? Adesso lo so. Se mi prendessero a vangate non me ne accorgerei se non vedendo la mia rotula rotolare (una rotula rotola, no?) ai miei piedi.

Ora di cena e niente fame. [Il disordine alimentare è diventata la mia religione, ormai. Ho scoperto che i grassi saturi alle ore più impensate del giorno accelerano la produzione dell’ormone della felicità. Almeno per quanto mi riguarda.]

Tutto ciò che ho sono gli Arcade Fire, il download quasi completo di un cult movie degli anni ottanta e un sito per feticisti di piedi e gambe da recensire. Recensire, sì, avete capito bene. E anche se immagino i risolini soffocati che stanno facendo vibrare i vostri baffi, vi dico subito che lo faccio per pura vocazione giornalistica. Già già.

 

A chi mi taccia di essere donna crudele&insensibile solo perché su msn blocco un contatto al giorno, legga questo stralcio di amichevole conversazione e poi mi dica chi è l’insensibile, qua:

 

Q: martedì sera, ore venti. Vieni con me ad una conferenza?

S: quale conferenza?

Q: Parmenide, Einstein e l’irrealtà del tempo.

S: una cosuccia leggera, insomma.

Q: il tuo ruolo è fondamentale.

S: non so perché, ma ho paura a chiederti di continuare.

Q: devi esserci.

S: avanti, dov’è la fregatura?

Q: ecco…dovresti fingere di non conoscermi.

S: allora potresti fingere che io sia lì seduta al penultimo posto dodicesima fila.

Q: ehm, no. Dovresti anche tenere d’occhio F. per tutta la durata della conferenza. E dirmi, alla fine, se mi ha guardato per quanto mi ha guardato come mi ha guardato e che facce ha fatto.

S: …

Q: …

S: …

Q: …

(sipario)

 

Ho già detto che l’album degli Arcade Fire che ascolto si chiama Funeral?

mercoledì, 28 marzo 2007
author: Semra @ 13:20
category: quotidianità non-sense, cronache dalla terra
comments: commenti (8)(popup) | commenti (8)

Ticchettio di dita sulla tastiera. Incessante. Sono trenta dita, che tra pochi minuti diventeranno almeno cinquanta in questo ufficio che sembra la sala da pranzo di un appartamento dismesso. Se mi concentro, questi rumori possono diventare snervanti. Se mi concentro su questi rumori, questo pomeriggio può diventare insostenibile. Se mi concentro su questi rumori per tutto il pomeriggio, questa giornata può diventare un inferno.

 

Sarà meglio che mi concentri su qualcosa di piacevole.

 

Per esempio.

Una casa dell’infanzia. Giocattoli impolverati. Un maggiordomo decrepito. Una famiglia che nella disgrazia economica si riunisce. Amori finti. Fiori bianchi, meravigliosi. Una fanciulla deliziosa che sembra Alice Nel Paese Delle Meraviglie in versione-glamour-rivisitata-per-spettatori-bisognosi-di-colpidifulmine. Donne sole e uomini soli. La promessa di ritrovare un giardino in ogni luogo. Una chitarra stonata. Un capitalista arrogante. Una cameriera frivola e innamorata. I soldi portano preoccupazioni: una triste verità. Non tutto puoi comprarlo coi soldi: una bella verità. Tre gradi sotto lo zero. Tanto, tanto walzer. Un’aristocratica abituata allo sperpero, indebolita dalle pene d’amore. I ricordi messi all’asta. La Russia. Parigi. L’utopia di sentirsi al di sopra dell’amore. Champagne a fiumi e tasche vuote. La natura distrutta. Un fiume maledetto. La partenza definitiva.

E ciliegi: un oceano di ciliegi in fiore.

 

Tutto questo ieri sera, al Teatro Vascello. Giuro che uscendo avevo una maledetta voglia di ballare il walzer.

 


Cherry Tree

domenica, 25 marzo 2007
author: Semra @ 01:23
category: cronache dalla terra
comments: commenti (13)(popup) | commenti (13)

On air: I Don’t Like It Like This. The Radio Dept.

Felice di essere qui. Cioè non a casa mia. Cioè in quella che comunque, così mi si dice, posso considerare casa mia. Quindi la mia seconda (o terza, se consideriamo quella vera, di famiglia) casa.
Ricapitolando: felice di essere nella mia seconda casa. La mia Non Casa. Detto tra noi, la casa a cui tengo di più.

Ma la realtà è che sono felice di non essere nella mia stanza (questa volta una, inequivocabile). Quella stanza che il più delle volte è un magazzino.

(Stamattina, sul mio letto, in ordine di apparizione: borsa marrone chiaro; maglione beige; moleskine; pantaloni rosa del pigiama di Minnie; cellulare; canottiera nera e rosa; felpa a righe di un generoso giramondo, maglia bianca e rossa del pigiama di Minnie; fazzoletto usato; felpa nera; gonna marrone; jeans n.1; vestito nero; borsa nera; jeans n.2; pantaloni della tuta; calzini da notte; fermaglio per capelli n.1; telecomando; top rosa; asciugamano rosso sbiadito; agenda; camicia nera; jeans n.3; W.H. Auden; fermaglio n.2; pennarello verde; penna viola; Stefano Benni; poncho marrone; incenso indiano chiamato “Monuments Of India”; orribile peluche a forma di mela chiamato “Pomodoro”. Per un paio di secondi ho soppesato l’idea di fotografare il tutto. Non è da chiunque, capite. Poi ho tagliato la testa al toro e ho fatto tabula rasa.)

 Sono qui per riaprire il blog. Ufficiosamente, s’intende. Potrei anche spiegare i motivi della mia improvvisa scomparsa ma, francamente, non ne ho voglia. E poi sarebbe terribilmente noioso.

 Piuttosto, è interessante analizzare i motivi che mi hanno spinta a tornare.

  1. Ho voglia di fotografare. Ma se nessuno guarda le mie foto, perdo l’ispirazione.
  2. C’è qualcuno che mi conosce (troppo) poco. Ok, ce ne sono tanti. Ma c’è qualcuno la cui ignoranza sul tema “me” mi fa venire una gran voglia di rimediare.
  3. Ho la materia prima. Una bella connessione in fibra ottica nella mia Non Casa.
  4. Ho ripreso a frequentare bloggers, il che mi incentiva non poco.
  5. Qualcuno - un altro, un qualcuno un po’ pelato e con la fama da don giovanni delle piattaforme - ha un estremo bisogno dei miei commenti. Vero? Lo so. Lo so. E’ così.
  6. Ho necessità di trovare giustificazioni che reggano di fronte al disordine cronico del mio letto. E un blog da aggiornare mi sembra una giustificazione più che valida.

 Mi sembra non manchi nulla. Solo un po’ di coraggio. Ma in questi casi c’è poco da temporeggiare.

Trattengo il fiato – respiro, e ricomincio.