sabato, 26 maggio 2007
author: Semra @ 11:37
category: spettegolezzi, cronache dalla terra
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Se ti capita di tradire tua moglie, la prima regola è quella di negare.

Sempre.

Anche di fronte all’evidenza.

Ma se dietro l’Evidenza si nasconde la Sfiga, allora stai tranquillo: è solo l’inizio.

 

[ATTENZIONE! Questa che segue è una storia vera. La lettura è sconsigliata al pubblico facilmente impressionabile.]

 

Prendete una donna, una qualsiasi, possibilmente una casalinga, ma anche un’impiegata del catasto può andare. Una donna non brutta, ma nemmeno una fata, ecco:  un po’ sfiorita dall’età, dalla vita coniugale, dalla suocera, da tre o quattro marmocchi sfornati uno dietro l’altro.

Ora, mettete questa donna in casa sua. Spesa da sistemare pila di piatti da lavare montagna di roba da stirare eccetera eccetera, lo sappiamo tutti. Cosa sceglierà di fare, come prima azione? Facile: accendere la tv. È un pensiero automatico, serve a farle compagnia mentre si prepara la cena e si spalma la maschera antirughe tripla azione alla vitamina C e al concentrato di arance rosse di Sicilia. Senza perdere troppo tempo con lo zapping, resisterà alla tentazione di fermarsi su “Cogne: Il Meglio Di…”, sceglierà il primo telegiornale che capita e si sistemerà davanti al tubo catodico con le patate da pelare.

 

Uff, sempre ‘sti bombardamenti: non sanno più che dire, i giornalisti di oggi.

Uh, guarda, Berlusconi senza cravatta! Brava Veronica, altro che lettere aperte ai quotidiani: se vuoi fare un dispetto a tuo marito basta invertirgli l’ordine dei cassetti…

Mmh, Telecom che diventa spagnola: e adesso come lo spiego ai call center che non mi serve niente?

Toh, il Giro d’Italia. Ma ancora li fanno correre ‘sti drogati?

Quel posto però lo conosco… ma certo, stanno a Marinella! Eh sì, riconosco la spiaggia dove stavamo l’anno scorso con Giulietta e Pino…t u guarda, è pure lo stesso lido, “Il Gabbiano Selvaggio”, sì, lo riconosco dagli ombrelloni a fantasia scozzese… chissà se lo sa Giulietta, che stanno proprio dietro casa sua… magari è proprio lì in mezzo al pubblico, mò mi metto gli occhiali che magari la riprendono…

…non ci posso credere, sono proprio loro! Ecco Pino che prende il sole sulla spiaggia! E Giulietta sta di spalle a farsi mettere la crema…accidenti, non credevo avesse  il coraggio di mettersi in topless, con quelle pere mollicce che si ritrova…  Però! Mi sa che una visitina al chirurgo estetico è riuscita a permettersela…

Quasi quasi più tardi la chiamo, così gliene dico quattro per essere andata a rifarsi le tette senza dirmi niente!

Due ore dopo, tavola sparecchiata e lavastoviglie al lavoro, marito affondato nel divano, marmocchi alla playstation. Telefono, rubrica, caffè fumante alla mano.

Giulietta! Sono io, Clara…no, non è successo niente, ti chiamo a quest’ora perché immaginavo foste rimasti ancora un po’ in spiaggia…in spiaggia, sì, vi ho visti in tivvù, te e Pino a Marinella, a proposito, complimenti per le tette nuove! Ma quanto ti sono costate è doloroso che misura ti sei fatta? Ma va, non sono esaurita, guarda che vi ho visti al Giro d’Italia, c’era Pino in spiaggia al Gabbiano Selvaggio, dove siamo stati l’anno scorso, sì, e ti stava spalmando la crema…ehm…sulle tette…come dici? Sei tornata dall’ufficio solo mezz’ora fa? Ah. [trenta secondi di silenzio] Beh, adesso che ci penso, non sono poi così sicura che foste voi… oh, scusa, devo scappare ché il cane mi sta vomitando sulla moquette, stammi bene eh!

Click.

“Giro d’Italia. In diretta tv, grazie alle telecamere dell'elicottero al seguito della carovana rosa, un quarantenne spezzino è stato mostrato al mare a Marinella in compagnia di una donna che non era la moglie. La donna è caduta dalle nuvole, ma ormai aveva scoperto la tresca del marito. E il rientro dell’uomo, con i segni evidenti della tintarella, ha fatto il resto. Quello sulla battigia di Marinella, sul litorale del Comune di Sarzana, era proprio lui. La storiella ha fatto il giro della vallata del Magra, ove si è registrato l’infortunio amoroso.” (Il Secolo XIX)


man of industry
sabato, 19 maggio 2007
author: Semra @ 16:02
category: quotidianità non-sense, escursioni mentali
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I just don’t know what to do with myself.

È uscito un mio articolo con un titolo orribile dato da chissachi. Sono andata a un colloquio per fare l’hostess e alla domanda cosa non vorresti fare nella vita ho risposto l’hostess. Sono rientrata alle due di notte e mi sono svegliata alle tre perché il mio coinquilino ubriaco ha pensato di poter dar prova della sua mascolinità rovesciando divani e sedie spegnendosi sigarette sulle braccia picchiando la sua fidanzata e urlando viva l’anarchia. Ecco che giorni sono.
Giorni di allergia e indolenza perenne. Di fazzoletti che non bastano mai e polline che si insinua negli occhi e nelle narici, di starnuti soffocati alla lezione di biblioteconomia. Giorni in cui le ore sembrano rimpicciolite e la biancheria sporca si moltiplica, diventa una montagna di biancheria sporca, e i batteri e i sensi di colpa proliferano che è una bellezza.

Però. Però il cielo è tornato blu: Roma inquinata strombazzante e col traffico nauseante, il frigo sporco e vuoto, il coinquilino ubriaco di nuovo sobrio e innamorato, la coinquilina malmenata di nuovo in salute e innamorata. Il vento improvvisamente furioso, i miei capelli sempre annodati, e da dieci giorni mangio tranci di pizza alla fermata del novanta. Questa nuova pizza, la pizza del cinese alla fermata del novanta, non ha nulla a che vedere con quella dell’arabo di piazza De Cristoforis. A volte cerco di ritrovare nella crosta e nella mozzarella il ricordo di un sapore che non voglio dimenticare. Ogni morso è un tentativo, ma mentre mastico il nuovo sapore si mescola col ricordo e mi lascia confusa. Sulla lingua e sul palato e nello stomaco questo sapore non è mai quello giusto e mi viene voglia di prendere autobus metro e altro autobus, volare dall’altra parte della città per addentare un trancio di pizza dell’anno scorso, guardare l’arabo negli occhi e chiedergli com’ero io quando venivo qui. Sono cambiata? E tu, senza di me, sopravvivi?

Ci sono giorni in cui provo a raccontarla, questa mia ricerca persa nelle papille gustative e nello sforzo di ricordare. Ma sono parole che rimangono sospese nel vuoto, fra la mia bocca e la crosta bruciata, perché nessuno è capace di guardare oltre il disprezzo per il pomodoro troppo poco cotto e intuire che, in fondo, ho solo paura. Sì. Ho paura, e per un morso di pizza del cinese alla fermata del novanta capisco che ci sono finestre da cui non posso guardare. Ho paura di me, che mi dimentico chi sono, chi ero qualche morso fa, in un’altra casa con qualche mese di meno. Ho paura e non riesco a farlo capire nemmeno masticando più piano. Ho paura e credo sia grave, perché bastano i rumori della carta della pizza a farmi venire voglia di scappare.