Aria viziata. Portatile rotto. L’Espresso terminato, in edicola.
Anche Clemente Mastella si è rotto i coglioni.
E gli stilisti, loro sì che ne fanno di tutti i colori, ovviamente solo per provocare: in passerella si va dalla modella totalmente nuda (per valorizzare un cappello, che vi credete), a quella di 180 kg (per rispondere alle proteste sull’eccessiva magrezza nel mondo della moda).
Bottiglie vuote di vino rosso in fila sul tavolo. Dovrei rifare il letto.
Secondo il The Sunday Telegraph il botox può causare dipendenza. Si può avere un incontrollabile bisogno di spianarsi le rughe? Sì, secondo me sì. E un’overdose da “spianarughe”? Bisognerebbe indagare, ed eventualmente estendere la legge Bossi-Fini anche a questa micidiale tossina paralizzante. Ma a questo punto mi aspetto che comincino a limitare anche l’uso della Playstation, dell’I-Pod, dei blog, dei That’s Amore Findus, delle fotocamere digitali, dei biglietti dell’autobus, degli abbonamenti allo stadio, delle frangette alla Cleopatra, del tiramisù, del Cosmopolitan, dei giocatori di calcio nelle pubblicità, dei corsi di lingua interattivi, dei locali di danza del ventre.
Ho tagliato i capelli. Ma poco, pochissimo, così poco che temo di aver buttato i soldi, un’altra volta.
Un sacco di film da vedere. Thank you for smoking. Black Dahlia. Profumo. Ma soprattutto Palazzo Yacoubian, che in Italia (ancora?) non è stato distribuito. Non perché è un ulteriore sdoganamento dell’omosessualità, e per questo, dicono, sta mettendo in subbuglio l’Egitto, anzi no, lo sta scioccando. Non è solo quello. C’è anche la miseria in cui è precipitato il Cairo, la corruzione dilagante di uno Stato che è come una mafia. E la rabbia dei più deboli, spinti verso il radicalismo religioso e il terrorismo. E’ per quello che voglio Palazzo Yacoubian: perché l’Egitto è solo una scusa, e in realtà ci siamo tutti dentro.
Intanto leggo su La Repubblica: “Beyoncé stravince: il fondoschiena più bello è il suo. la popstar texana, 25 anni, ha scalzato Jennifer Lopez, finita addirittura ottava.” Tsk, che schiappa.
Ieri sera sono entrata in una pizzeria che profumava di detersivo per pavimenti. Violetta d’estate, credo fosse la fragranza. Capisco che può essere piacevole constatare la diligenza nella pulizia di un locale pubblico, ma una pizzeria che profuma di detersivo alla violetta e non di pizza, o perlomeno di crosta bruciacchiata, è come l’uva senza semi, o gli auguri fatti al telefono, o il WC con lo sciacquone automatico.
Ok, ok, so di non essere il massimo nei paragoni, ma avete capito, no?
