Rossa Signorina d'Inverno
Di Giuseppe Iannozzi
Come sempre m’avevi promesso
che m’avresti consolato
con un po’ di magro sesso
perché l’amore proprio no,
non potevi darmelo così presto
E io mi dannavo per la rosa
rossa fra le tue gambe nascosta,
inaccessibile più delle chiese
quando sull’altare cade il Figlio,
quello prediletto e ucciso da Dio
Mi hai lasciato nel momento estremo:
si canta la frustrazione la rivoluzione
Ma non va avanti niente, solo gl’affanni
di quegl’uomini un po’ brilli e stanchi
che più non sanno da che parte stare
se l’ira del Palazzo d’Inverno continuare
a sfidare
Alla stazione i treni son tutti vuoti
Agli arrivi sono in tanti, aspettano
sgranando gl’occhi per una visione
che li porti in salvo (per una visione)
Alla stazione tanti coi cappotti tirati alti:
gridano parole di dimenticati santoni,
sgranano un’avemaria e chiudono gl’occhi
al fumo che li acceca (che li acceca)
e tutto gli fa veder rosso (per maledizione)
Mi hai lasciato e m’avevi promesso
che non sarebbe più successo nell’immediato
Così adesso mi tocca trascinarmi
in mezzo alla folla al fumo alle parole
in cerca di te, in cerca d’una come te
coi capelli rossi d’inferno e paradiso
pria che sia il crollo del Palazzo d’Inverno
Su Un Tappeto Di More
A Giuseppe
per il nostro rosso d'inverno,
di Follia, di capelli e di ciliegie.
La nostra visione: così
ci siam persi in un viavai
di silenzi senza sguardi,
di anniversari vuoti e impolverati
di lettere a cui non ho mai risposto
e libri amati che non ho mai letto.
Una stazione sporca di vino,
di puttane e gente morta
che si finge in vita
per il gusto di ammazzare
il silenzio e berciare
le proprie pene al mondo.
Il rosso dell’inferno: ecco
la nostra visione.
Col fumo negl’occhi
vagavamo illudendoci
di poterci bastare
di poter durare
fino alla prossima stagione
col fumo negl’occhi
e un po’ di caldo per dormire
fino alla prossima rivoluzione.
Ma ho smesso di cercare.
Cos’è rosso? Questo il limite.
La mia risata, e questo pugno
di nuvole severe
e la superficie della pietra.
Potrei credermi viva
per sentirmi morire piano.
Ma adesso ho solo voglia
di ciliegie rosse
da mangiare baciandoti, amore
riversa su un tappeto di more.